Strane coincidenze: la genesi del romanzo.

Un romanzo che parla di una scrittrice che scrive un libro… e allora io? Sono fuori dalla storia? Oppure ho anch’io una storia da raccontare, su com’è nato il mio libro? Certo che sì, ma è molto più semplice e molto più complessa allo stesso tempo, proprio com’è la vita vera, che ti scorre addosso ogni istante senza che lo vuoi e ti cambia, ti fa più forte o più fragile, ma sempre e comunque diverso.

Non racconterò nulla della mia vita, straordinaria nell’ordinario, ma voglio condividere con i lettori del “Falco” alcuni momenti cruciali per la nascita del romanzo. Qualcuno, a cui li ho raccontati a voce, li ha definiti dei “segni” di un cammino da percorrere. Voi pensate quello che volete, ma quello che sto per raccontare è la pura verità, anche se sembra un’invenzione per attirare i lettori. Chi mi conosce sa che è tutto vero.

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Un mattino di luglio ero seduta alla scrivania con accanto mio figlio, che a quel tempo faceva ancora le medie. Era un mattino d’estate assolato, sereno, ma avevamo addosso quella vena di malinconia di chi è appena tornato da una splendida vacanza (a Ponza, come immaginate). Lui mi fa: «Mamma, scriviamo un libro. Sono stufo di fare il solito diario come compito per le vacanze». Io gli rispondo, presa un po’ alla sprovvista: «Va bene, ma prima devi farti venire un’idea per la trama, fare un progetto. Poi inizi a scrivere qualche brano». L’ho guardato mettersi al lavoro con impegno, ho ascoltato la trama del suo fantasy con gli immancabili elfi. Dopo un po’ mi annoiavo a stargli accanto senza nulla da fare e ho cominciato così, quasi per gioco, a ideare la trama del “Falco”.

Non era mia intenzione, ma sono finita come al solito nel Medioevo. Volevo raccontare una storia contemporanea, nel presente e invece… In questo sono identica a Stella, faccio viaggi nel tempo ad occhi aperti mentre lavo e affetto le verdure o guido andando verso il lago.

Ricordo che nei giorni successivi ho dedicato molte ore mattutine (mi alzavo verso le cinque, con quel silenzio fantastico, nessun telefono, campanello, nessuna richiesta di cibo o di panni da lavare…) e navigavo in cerca di nomi e luoghi per i miei personaggi. L’unico punto fermo era la battaglia di Campaldino.

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Dopo aver osservato attentamente la carta turistica dell’Italia centrale, ho segnato nel mio quadernone il castello di Romena; poi ho chiuso gli occhi, ho fatto girare la mano a caso sopra la carta e ho puntato l’indice; quando ho riaperto gli occhi ho letto: Acquapendente. Sono andata a cercare informazioni sul paese, che non conoscevo, e sono rimasta di stucco: sull’antica via Francigena, con una Basilica dalla cripta di straordinaria bellezza, per cui transitavano cavalieri templari e pellegrini diretti in Terrasanta. Perfetto.

Ho impiegato ore, giorni, a lambiccarmi il cervello sui nomi delle protagoniste, perché per la mentalità medievale un nome racchiude un po’ l’essenza della cosa e ne segna il destino. Dopo molte proposte bocciate, alla fine ho scelto Gemma e Stella. Qualche giorno dopo, studiando la vita di Ildegarda di Bingen, mi è quasi preso un colpo quando mi si è parato davanti il testo dell’antifona “O coruscans”, in cui sono contenuti esattamente i nomi che avevo scelto. Molti penseranno: «Non ci credo, prima l’ha letto poi ha scelto i nomi». Invece è esattamente il contrario.

Molte altre strane coincidenze non le ricordo nemmeno più, lì per lì non le ho scritte (come qualcuno mi aveva suggerito di fare) e ora sono sfumate nella memoria. Ma di recente, proprio in queste ultime settimane cruciali per la pubblicazione del libro, ne sono accadute tre che non posso non ricordare.

Una sera ero alla scrivania, molto sfiduciata riguardo al fatto che la storia di Gemma sarebbe mai stata letta da altre persone, pubblicata. Ero stanca, avvilita. Ho acceso il mio pc e come sfondo del desktop è apparsa la copertina del libro, così come l’avevamo ideata qualche tempo prima, col volto di Gemma che mi guardava in quel suo modo enigmatico. «È uno scherzo» ho pensato subito e ho chiesto se l’avessero messa i miei di casa. Risposta negativa. Allora ho pensato di averla involontariamente spostata io nella cartella delle immagini per il desktop, ma… appena ho aperto la cartella, mi sono accorta che non c’era; le solite immagini hanno ripreso a scorrere, Gemma è sparita. Sicuramente ci sarà una spiegazione razionale, che io non so indicare, però… quella sera mi sono venuti i brividi. 

Ho ricominciato con più impegno a darci dentro per trovare un modo per pubblicare il libro.

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Il pomeriggio in cui tornavo a casa dopo essere stata a Città di Castello per il primo incontro con la NuovaPrhomos, attraversando un fondovalle, in auto, mi sono trovata davanti un arcobaleno perfetto, completo da parte a parte, brillante sullo sfondo di nubi scure, il sole alle mie spalle.

«Accosta, devo fare una foto» dico eccitata a mio marito. Piove leggermente, apro lo sportello quel tanto che basta per fotografare col cellulare, scatto e guardo se è venuta. Mi viene da ridere e piangere: dentro all’arcobaleno, ingrandendo la foto, si vede un cavallo nero, proprio come quello di Romualdo, Ombranera.

E adesso l’ultima, incredibile, coincidenza, che riguarda la prima bozza di stampa del libro, (che conservo a casa mia gelosamente). In realtà io volevo aspettare ancora un po’, non ero convinta dei colori della copertina, di qualche dettaglio… Ma la Prhomos mi dice che la bozza va fatta, poi avremmo sistemato tutti i dettagli. Qualche giorno ancora e arriva col corriere espresso il pacco, mi faccio fotografare col viso acceso dall’eccitazione, prima di aprirlo, poi vivo il primo faccia a faccia con la “creatura”. Dov’è la stranezza? Dai documenti che accompagnano il libro si capisce bene che è stato stampato e spedito il 15 marzo, la data del compleanno di mio figlio. La coincidenza mi piace molto, in fondo è dedicato a lui. Però… Qualche giorno dopo mi accingo a rileggere il testo per le correzioni, arrivo al capitolo secondo, quello dell’infanzia di Gemma. Non me lo ricordavo proprio, quel passo. Ve lo trascrivo qui: «Gli abitanti del paese di Acquapendente raccontavano che il giorno foto2
in cui era nata Gemma, il 15 marzo del 1271, un falco pellegrino aveva fatto il nido sul tetto del castello».

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