Lunedì, 30 Ottobre 2017 18:45

Intervista "Antichi Popoli"

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Intervista a Stefano Perini di “Antichi Popoli”

Antichi Popoli: un gruppo di rievocatori fiorentini, animati dall’amore per un passato che si fa presente sotto i nostri occhi, quando li incontriamo in costume storico in giro per l’Italia. I loro periodi storici di riferimento sono molteplici, ma quando ho letto nel loro sito internet cosa scrivono del Medioevo, sono rimasta folgorata. Cito testualmente: “La scelta del periodo compreso tra la Battaglia di Campaldino (11 Giugno 1289) e quella di Altopascio (23 settembre 1325), risponde alla volontà di evidenziare un momento storico cruciale per la Toscana, sia dal punto di vista storico e militare, che culturale.”

Come sapete, Il falco ghibellino è centrato sulla battaglia di Campaldino e (questo forse non lo sapete) gli altri libri del ciclo (di prossima pubblicazione) si concludono con la battaglia di Altopascio. Una coincidenza che non potevo ignorare! Così ho contattato via mail il referente del gruppo, Stefano Perini.

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L’incontro di persona, per l’intervista, è avvenuto in un pomeriggio di settembre, nei pressi di Perugia. Era in corso l’evento “Velimna, gli Etruschi del fiume”, ma il tempo inclemente stava rovinando tutto.

Stefano e compagni mi aspettano al “campo” e quando arrivo stanno montando un triclinio etrusco sotto una bella tenda bianca, dalla forma ovale. Dopo i saluti, inizio l’intervista chiedendo un po’ di curriculum: liceo classico, una laurea in scienze politiche, un master in economia… E la passione per la Storia? “Da sempre appassionato di storia medievale e antica” mi risponde; è passato anche per il mondo dei giochi di ruolo fantasy, poi ha seguito un gruppo di amici che facevano rievocazione e da lì è iniziato tutto.

“Che cosa provi mentre vesti i panni di un cavaliere medievale?” chiedo subito, perché anch’io, mentre scrivo i miei romanzi, in un certo senso faccio la stessa cosa.

“L’aspetto emozionante è rendersi conto in modo diretto di cosa si riesce a vedere (o non vedere) attraverso l’elmo, sentire il peso fisico dell’armatura, il caldo dato dalla trapunta sotto la cotta di maglia (nei mesi estivi, sotto il sole…), accorgersi che non si sente un alito di vento. Invece quando mi metto in abiti da civile, riesco ad apprezzare la praticità di capi essenziali e per così dire passepartout, adattabili a più situazioni.”

Ascolto con attenzione, riproponendomi, prima o poi, di indossare un’armatura (al castello di Monteriggioni c’è un minuscolo museo che consente di farlo… ) poi chiedo: “Che rapporto si crea tra i rievocatori in costume e il pubblico che segue l’evento?”

“Dipende dalla situazione. In alcuni casi facciamo delle vere e proprie lezioni didattiche e allora diamo informazioni, mostriamo oggetti d’uso, se possibile proponiamo esperienze dirette. La difficoltà in questo caso è documentarsi e reperire oggetti (riproduzioni, ovviamente) filologicamente corretti; la bellezza è poter maneggiare un oggetto d’uso quotidiano e sperimentarne la funzionalità, magari confrontandolo con quelli di oggi. Non sarebbe possibile con reperti autentici, racchiusi nelle teche di un museo. Ci piacerebbe anche collaborare in futuro con scuole e Università, proprio in questo campo di ricerca.

antichi popoli soldati che combattono
antichi popoli soldato a riposo

In altri casi facciamo delle esibizioni, per esempio duelli in armatura. Strano a dirlo, ma sono l’esatto opposto dei duelli reali: noi cerchiamo di farli durare a lungo, miriamo alle protezioni, non abbiamo nessuna intenzione di uccidere o ferire. Invece un autentico scontro medievale durava in media 10 secondi ed è questo che la gente stenta a comprendere, abituata com’è alle scene del cinema, spettacolari e di altra durata. Per questo motivo abbiamo deciso di far indossare le armature agli spettatori e spiegare qualcosa, prima di iniziare le esibizioni, in modo che siano più consapevoli. Infine un’altra modalità di rievocare che abbiamo trovato interessante è quella di creare delle piccole scene recitate.”

“Insomma, se ho ben capito, un pubblico più consapevole e più coinvolto impara qualcosa in più, rispetto ad un semplice spettatore passivo. E si diverte» concludo pensando intensamente alle lezioni a scuola con i miei alunni, quando mi invento di tutto per appassionarli, compresi giochi di ruolo e artigianato. Allora sono sulla strada giusta!

Intanto il vento ha cominciato a soffiare più forte, gocce di pioggia sempre più grosse bagnano i nostri vestiti del XXI secolo, perciò ci trasferiamo sotto la tenda “etrusca”, al riparo. Noto che i pali sono smontabili e i ragazzi mi spiegano quanto sia difficoltoso il trasporto: tutto deve essere calibrato sulla lunghezza dell’auto, tutto deve essere ripiegabile e... gonfiabile (come il materasso del triclinio, che rimane invisibile sotto i teli di lino etrusco). “I problemi logistici non sempre sono compatibili con gli aspetti filologici” confessa Stefano “bisogna fare i conti con i costi, lo spazio: a volte è necessario il compromesso”.

“Come vi procurate le riproduzioni degli oggetti?”

“Facciamo qualcosa noi se si tratta di legno, metallo, cuoio; per il resto ci rivolgiamo ad artigiani specializzati, che negli ultimi anni sono aumentati di numero e di livello”.

Mi viene in mente la riproduzione di tavolette cerate romane che ho fatto in casa incollando assicelle di legno e poi sciogliendo la cera sul fornello della cucina… rudimentale, ma ha sempre molto successo con gli alunni, quando faccio la dimostrazione di come si è originato il codex (libro) medievale, che ha sostituito i vecchi rotoli di papiro. E allora penso che ci vorrebbe proprio un gruppo di rievocatori a disposizione della scuola (tipo Pokemon, rinchiusi in una scatoletta da riporre

antichi popoli sfilata

nell’armadio di classe, sempre pronti all’occorrenza…). A parte idee surreali, sono pienamente d’accordo sull’efficacia didattica delle attività che propongono i rievocatori e spero che il loro desiderio di collaborare con le scuole diventi presto una realtà.

Vorrei chiedere ancora mille altre cose, ma si è fatto tardi, il gruppo deve proseguire l’allestimento del campo, il tempo sta migliorando. Regalo una copia del Falco ghibellino, saluto e ringrazio con calore, con la promessa di tenerci in contatto, per altre iniziative interessanti.

Con ammirazione e un pizzico d’invidia mi allontano, per tornare alle mie “sudate carte”. Far rivivere la storia, renderla appassionante è quello che ci accomuna, ma forse… loro si divertono di più!!!