Martedì, 24 Dicembre 2019 12:01

"Terra di santi e condottieri" (racconto breve)

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Sporgendosi tra i merli della rocca, Stella contempla la distesa d’acqua del Trasimeno, lo sguardo ipnotizzato dalle faville di luce che tremano sulla superficie calma del lago, specchio del sole d’agosto. Non si cura del vociare dei turisti sul camminamento delle mura, delle risatine e del click di macchinette fotografiche e cellulari; cuore e mente vagano sulla superficie liquida in cerca di un passato mitico e lontano, avvolto dal mistero.

Lo sguardo innamorato della ninfa Agilla, poi il suo volto disperato per il perduto amore si affacciano nella mente della ragazza con la vividezza di un fotogramma cinematografico; le imbarcazioni che solcano il lago sembrano un pettine tra i capelli della dea affranta e sola, che si consuma nella vana ricerca dell’amato Trasimeno.

«Anch’io sono sola, un po’ meno disperata, ma sempre sola» sussurra a bassa voce distogliendo lo sguardo dal panorama.

In quel preciso istante, la voce acuta di Simona rompe l’atmosfera nostalgica: «Ho avvistato due tipi niente male» dice prendendo il mento di Stella per costringerla a voltarsi di novanta gradi «Penso che siano stranieri: troppo biondi, troppo alti per essere italiani. E sembrano soli».

Stella si divincola e protesta, cercando di non alzare troppo la voce: «Simona, sei sempre la solita! Ho accettato di uscire con te per distrarmi un po’, non per andare a caccia d’avventura, lo sai benissimo che non sono il tipo».

L’amica sbuffa, si liscia una ciocca di capelli con la mano, dà una sistemata alle bretelline del reggiseno, poi alzando il mento in aria di sfida conclude: «Va bè, vado da sola. Ma tu non scappare, resta qui».

Ormai la quiete è rotta, Stella sorride tra sé pensando a quanto vuol bene a Simona e a quanto poco hanno in comune: lei è come il vento di tramontana che soffia forte e trascina ogni cosa, senza sapere nemmeno bene dove sta andando. «Io invece sono… come un’onda leggera del lago, che s’infrange al primo ostacolo» conclude ironicamente. «A volte vorrei essere un’altra, o almeno in un’altra epoca, meno frenetica, dove non conta l’ultimo vestito alla moda o il nuovo modello di cellulare, dove non devi essere schiavo dei commenti degli “amici” per un selfie venuto male. Abbiamo tanta libertà in quest’epoca ma sembra che cerchiamo nuove catene.»

La ragazza dà un’occhiata nel cortile del castello, dove Simona sta parlando con i due uomini e sembra ridere di gusto, gesticolando. «Un abbordaggio in piena regola, degno di un pirata» pensa tra sé Stella scuotendo la testa. Si volta per tornare a guardare il panorama attraverso i merli delle mura, l’occhio accarezza la superficie verdeazzurra per tuffarsi oltre, verso le colline. «Ma certo! Simona ha i nonni a Panicale, la patria di Boldrino. Probabilmente è una sua discendente» pensa ridacchiando tra sé al pensiero di Simona ingabbiata in un’armatura scintillante all’ultima moda del Trecento, alla testa di una Compagnia di soldati di ventura. «Boldrino era un energumeno di quasi due metri, scaltro e audace. Veniva da una famiglia legata alla terra, ma dopo che gli uccisero il padre scappò per diventare un soldato di mestiere e appena ebbe l’occasione si vendicò assassinando i responsabili. Per il resto della sua vita colse ogni opportunità per arricchirsi e acquisire potere, passando al soldo di Perugia, del Papa e di chiunque lo pagasse bene. Certo Simona non è proprio così terribile, ma la grinta ce l’ha tutta: passerebbe sopra il cadavere di qualsiasi altra donna, pur di arrivare per prima all’apertura dei saldi di fine stagione in una boutique.»

In effetti l’amica Simona è un’appassionata di moda, collezionista di abiti e accessori al limite della dipendenza, aggiornatissima su tutte le ultime tendenze. «E mi ha confidato che intende aprire un blog: forse diventerà un’influencer. Come farà ad avere il tempo di correre dietro a tutto?»

Il richiamo dal basso la costringe a prestare attenzione: Simona le fa cenno di scendere dal camminamento sulle mura e raggiungerla nel cortile della rocca.

«Ormai è deciso, andiamo a cena insieme, siamo loro ospiti» le annuncia trionfante Simona, dopo aver fatto le dovute presentazioni. Poi si avviano verso l’uscita, i due nuovi compagni davanti, le ragazze dietro. «Sven mi ha già fatto gli occhi dolci, l’altro è tuo» sussurra Simona. «Non avevo dubbi» commenta Stella seccata «Ma io dopo cena torno a casa, sia ben chiaro».

«Fa’ come ti pare, la vita è tua» le risponde piccata Simona.

Nella penombra della stanza, Stella si muove con sicurezza, si toglie le scarpe e si butta sul divano, prendendo dal basso tavolino un libro, che apre nel punto segnato da un cartoncino con la scritta: “La lettura ti cattura”. Dopo alcune pagine scivola in un sonno leggero, popolato di ricordi ed emozioni.

Nella vasta piana sotto Assisi i papaveri sono sbocciati, macchie rosse spruzzate da un pennello come impazzito; Francesco e Chiara incrociano i loro cammini sotto un olivo secolare, che agita al vento leggero le fronde, accompagnando la dolce melodia d’un inno di lode alle creature e al Creatore. In quel dolce incanto Stella si sente cullata e protetta come tra le braccia del nonno Pietro, quand’era bambina; ma ecco che uno stridore sinistro sovrasta il canto, tuono di cavalli al galoppo, tintinnare d’armi e armature, trombe coi loro richiami: è la guerra! Stella si acquatta spaurita sotto un olivo, vede sfilare i cavalli, riconosce Boldrino, il comandante dell’esercito, perché ha gli occhi di Simona e la stessa espressione determinata. Il condottiero di ventura si ferma davanti a lei in sella all’enorme cavallo da guerra sbuffante e le intima di seguirlo. «Devi temprarti nella battaglia» le dice dopo averla issata sulla sella davanti a sé «Anch’io ero in pace nei campi, quando mi dissero che mio padre era stato assassinato a tradimento».

«Ma io… nessuno mi ha fatto niente di male, odio la guerra e la violenza, non voglio seguirti» protesta Stella balzando dalla sella e correndo a perdifiato fino a Norcia, ai piedi della statua di San Benedetto.

«Che fai qui, ragazza mia?» le chiede la statua in tono compassionevole. «Fuggo dalla guerra. Posso rimanere qua sotto?»

«Eh, lo so, la guerra e la vendetta sono proprio una brutta cosa» conferma una donna dallo sguardo penetrante «io ho perso mio marito per questo, e i miei figli erano pronti a proseguire la faida ma il buon Dio ha provveduto diversamente». Un odore intensissimo di rose arriva alle narici di Stella, che riconosce la “Santa degli impossibili” Rita da Cascia.

«Appunto, meglio stare nel proprio angolino senza disturbare nessuno, no?»

«No, non si fa così» replica energicamente Rita «sarebbe troppo comodo» e svanisce in un turbinare di petali rossi soffiati dal vento.

La finestra sbattuta dal vento notturno che sale da tramontana sveglia Stella, che si sorprende di trovarsi in casa propria, stesa sul divano. Raccoglie il libro caduto a terra e lo risistema sul tavolino, gettando uno sguardo distratto alla copertina con la foto di colline in fiore e il titolo “Umbria terra di santi e condottieri”.

«Ho troppa immaginazione» si rimprovera bonariamente «Chissà, magari un giorno scriverò un libro anch’io». Si sistema meglio il cuscino sotto la testa e decide di proseguire il sonno sul divano.

Il cellulare che trilla la sveglia qualche ora dopo. Simona la investe come un uragano tropicale: «Che fai ancora a casa? Dobbiamo andare in piscina, non ricordi?»

«Sì, piscina…» biascica Stella ancora nel dormiveglia.

Mentre infila il costume nella borsa, già immagina l’epilogo della giornata al parco acquatico e storce il naso in una smorfia. «Oggi è l’ultima volta che mi trascina da qualche parte, lo giuro! Meglio rimanere a casa col gatto e col libro, che rincorrere superficiali avventure senza senso. Io ho bisogno di qualcosa di più.»

Mentre sono in auto e Simona alla guida snocciola i risultati della sua avventura, concludendo con un misero sei affibbiato alla sua ultima conquista, Stella l’ascolta distrattamente, ancora avvolta nella strana atmosfera del sogno notturno. Accanto a Boldrino sfilano nella sua mente gli altri famosi condottieri umbri: Braccio Fortebraccio, Niccolò Piccinino, Erasmo da Narni detto il Gattamelata, Bartolomeo d’Alviano. «Era una terra di passaggio, contesa tra Guelfi e Ghibellini, tra vecchi Comuni e nuove Signorie, è ovvio che in tanti si sono dati al mestiere delle armi. La terra di santi non era poi così pacifica, anzi.»

«Ma non mi rispondi?» chiede Simona strappandola alle sue riflessioni.

«Ah, sì, cosa? Che vuoi sapere?»

«Se hai portato il costume nuovo che ti ho regalato.»

«Quello?» domanda Stella in imbarazzo pensando al minuscolo bikini alla brasiliana «L’ho messo nella cesta del bucato proprio stamattina» mente per non offendere l’amica.

«Peccato. Lo sai? Ci saranno anche Bea e Alice in piscina e loro sono delle concorrenti pericolose.»

«Ma non è mica una gara!» sbotta sorpresa.

«Ti sbagli, è proprio una gara, anzi una battaglia, una guerra!»

Stella corruccia la fronte, perplessa, poi le viene da ridere ripensando al sogno e alle parole di Boldrino “Devi temprarti nella battaglia”.

Di buon mattino il parco acquatico è ancora vivibile, ma la superficie azzurrissima dell’acqua, inquadrata in un rigido rettangolo, sa di finto e Stella sente subito nostalgia del mare aperto o almeno del lago. Tuttavia il richiamo dell’acqua è irresistibile: tolti in fretta gli abiti, si tuffa lasciandosi pervadere dalla sensazione di leggerezza e dall’abbraccio liquido e fresco.

Intanto nella zona degli ombrelloni Simona viene raggiunta da Bea e Alice, che si lucidano con olio abbronzante iniziando il fuoco di fila dei pettegolezzi sulle altre amiche e amici comuni.

«Certo che la tua amica Stella ha un bel fisico da nuotatrice» dice Bea a un certo punto squadrando Stella che si dirige grondante verso di loro.

«Per fortuna non sembra tanto sveglia» aggiunge Alice guardandosi le unghie laccate di un bel rosso ciliegia.

«No, ti sbagli» la corregge Simona fattasi improvvisamente seria.

Per il resto della giornata, tra un tuffo, un gelato e varie pagine di “Umbria terra di santi e condottieri” Stella osserva tutte le mosse delle tre ragazze, sentendosi letteralmente un pesce fuor d’acqua in quel gruppo di trendsetter dalla finta aria svampita che giocano la loro gara in cerca di ammiratori.

«Insomma, non ti diverti proprio» le fa Simona a bruciapelo, sedendosi accanto a lei mentre le altre amiche sono ancora al bar. «Sto bene così, mi sto rilassando al sole» risponde placida.

«Pensavo che ti saresti unita a noi» sussurra vagamente delusa Simona.

Stella la guarda dritto negli occhi e le spiega con sincerità: «Vorrei incontrare qualcuno, sì, ma qualcuno proprio speciale, che non si fermi all’apparenza, capace di guardarmi dentro, di scoprire cosa sogno, ciò che sono e ciò che potrei essere. So che è difficile, ma non mi fermerò ai piedi della montagna, quando invece voglio raggiungere la vetta».

Simona la contempla sbalordita, poi sorride pensando «Non mi sbagliavo a pensare che sotto quell’aria fragile c’è una donna di carattere» e abbraccia Stella in segno di approvazione.

«Un giorno succederà, ne sono sicura. Ma non rinchiuderti troppo nel tuo mondo, altrimenti non ti accorgerai nemmeno di chi bussa alla tua porta.»

«Certo, hai ragione. Ti voglio bene, Simo.»

Boldrino, scintillante nella sua armatura, e Rita dallo sguardo ardente sorridono in un angolino della mente di Stella, mentre il sole caldo d’agosto si fa più rosso a sfiorare le colline intorno, in attesa di riaccendersi in un nuovo giorno.

L'amicizia di Stella e Simona in un nuovo racconto selezionato da Historica edizioni per la sua antologia "Racconti umbri 2019"

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